Il cielo di Valjevo


di Alice Paro e Elisa Barzan

Una moquette polverosa, forte odore di tabacco, rumori talcati di lavori lontani, fuori sulla strada .
Ivana è una donna ancora giovane, ma segnata nel copro e nell’animo da una nemica subdola e costante che è entrata nella sua casa da anni, come un’inquilina scomoda, che non paga l’affitto, che non aiuta a tenere in ordine, che non se ne vuole andare : la depressione .
Ivana ha degli occhi grandi che ti dicono tutto, che ti parlano del suo stupore nel ritrovarsi in una casa degli anni ’60 con tre divani pieni di bruciature, cumuli di vestiti sporchi e piatti da lavare .
Se lo chiede anche lei in fondo perchè la sua vita abbia preso quella piega, si domanda come mai negli ultimi sei mesi ha visto solamente tre volte Magdalena, la sua adorata bambina di quattro anni, del perchè non possa portarla al mare adesso che è estate, adesso che il sole splende e l’inverno così rigido se n’è andato, lasciandola viva ma infelice .
Guarda le conchiglie appoggiate al tavolino traballante e arrugginito del terrazzo e mi dice in un perfetto inglese che lei ci spera tanto di andare al mare, sguardo fisso su cielo di Valjevo, forse accadrà presto e sorride .
Passeggiando per il centro come due vecchie conoscenti, il fiume scorre poco lontano da noi, e mi racconta di sua madre e suo padre, di quanto ne sente la mancanza . Aspettiamo pazienti sedute sulla panchina l’arrivo di sua sorella che deve consegnarle qualche dinaro per far fronte alle spese settimanali . Fa caldo e tutto sembra fermarsi nella scia dei ricordi passati, la guardo seduta lì con la maglia sporca e i capelli arruffati e lo stesso sguardo malinconico ma dolce di quando, seduta sul divano, mi aveva intonato un’antica nenia serba che sua madre le cantava da bambina . E allora capisco e apprezzo ancora di più le infinite risorse dell’animo umano che a volte si arrende alla nostalgia per curare un dolore presente .

Le immagini nella mia mente ora sono quelle di un tavolino rotondo con una tovaglia a scacchi sul quale è stato appoggiato un vaso con all’interno un mazzetto di lavanda e un unica rosa, che sappiamo appassirà in fretta . Ma la sua bellezza resterà immacolata nel ricordo poichè, come scriveva il grande poeta John Keats ” … una cosa bella è una gioia per sempre … ”

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Dove opero come fotografo di matrimonio.
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Juan Carlos Marzi – Fotografo matrimoni e non solo

Juan Carlos Marzi nasce in Colombia nel 1987 e scopre la fotografia all’età di 15 anni.
Studia Fotografia Digitale, Professionale e Immagine Pubblicitaria.
Dopo aver lavorato come fotografo di marketing per Graphistudio S.p.A., inizia a lavorare come fotografo per matrimonio nel ruolo di assistente di importanti professionisti in Italia e in Spagna.
Fotografo professionista dal 2011, può vantare collaborazioni di primaria importanza sia in Italia, sia a livello internazionale. Il suo stile, che si rifà ai principi del reportage giornalistico, riesce a cogliere in modo originale la naturale spontaneità e il romanticismo proprio della scena.
Il suo bagaglio formativo è arricchito dalla frequenza di corsi e workshop presso l’Istituto Italiano di Fotografia di Milano.